Dieci anni or sono, un gruppo di studiosi si imbatteva in strani fenomeni nella Rocca dell’Antico Borgo di Montebello. Inizialmente il loro pensiero, conversando con i cordiali abitanti del posto, i quali utilizzavano l’espressione “ si sente “ ogni qual volta il loro discorso cadeva su di una particolare ubicazione del Castello, attribuiva al mito folklorico tale suggestiva costruzione rituale di una “arcana presenza” nei paraggi. E se non fosse stata per l’agghiacciante esperienza vissuta dalla Prof.ssa in lettere Antiche W.V. componente il gruppo, la cosa sarebbe finita lì.Una notte, la coraggiosa signora, durante la campagna di studi a “recupero storico”, organizzata per l’occasione nella Rocca, si addormentò come suo solito in quello che era diventato ormai il “campo base” della ricerca: una stanza rinascimentale del fortilizio adibita a provvisoria stanza da letto.E’ difficile dire perché proprio quella notte fu pervasa da una così grande inquietudine, dato che le suggestioni dell’ambiente popolavano ormai da mesi con le loro ombre quelle vetuste sale senza avere mai coinvolto la donna; sta di fatto che ella si svegliò diverse volte e non riuscendo più ad addormentarsi accese la lampada, mise gli occhiali e preso un libro dal comodino cercò di leggere. Dopo pochi istanti ecco per la prima volta una “risatina infantile” forse di bimba. La signora si drizzò sul letto con un balzo ed il tempo si fermò. Passarono secondi o forse minuti, poi ancora quella risatina. Scese dal letto, prese la torcia elettrica e si incamminò verso l’antro buio del grande salone superiore. Silenzio. La risatina improvvisa venne dal basso in fondo alle scale, o forse era un lamento. La donna iniziò a scendere i gradini uno ad uno con il fascio di luce che illuminava solo il mobilio del grande “ballatoio”, antico salone delle feste. Giunta a pian terreno, sfiorando gli oggetti con le mani, voltò lo sguardo verso la grande arcata a volta che la separava con un vetro dalla corte esterna a pianta quadrata. La luce diafana della luna illuminava il basamento in pietra dell’antichissimo fico posto posto in un lato della corte stessa. Uscì all’esterno. Il fico era lì, a pochi passi, sembrava osservarla. Lei gli si avvicinò e fu allora “che la sentì per l’ultima volta”. Poi qualche cosa la sfiorò in modo tenero come per salutarla, come per dirle che se ne stava andando. Rimase ferma qualche minuto al centro della corte senza muoversi, e dopo un un profondo sospiro tornò a letto. La signora sostiene di non aver mai avuto, nemmeno per un attimo, paura.
Orbene, dopo questo strano fatto, recuperando una strana sequenza di antichi
manoscritti dall’Archivio Gentilizio Privato dei Marchesi Guidi di Bagno
di Romagna, si giunse ad una ulteriore scoperta. Vi erano sorprendenti correlazioni
tra quello che era avveduto alla studiosa sopraccitata e la strana scomparsa
di una bimba dentro la Rocca nella seconda metà del 1300. E giorno dopo
giorno venne ricostruita quella inquietante e leggendaria vicenda coinvolse
in un remotissimo passato quella bimba:
“Siamo nel tardo pomeriggio del 21 giugno dell’ Anno Domini
1375. in un ambulacro della Rocca una bimba, tra il sesto e nono anno
di vita, gioca con una palla di straccio. Il suo nome è “Deline”. Lancia
felice per aria la palla più volte e a terra la lascia cadere. All’improvviso
dopo l’ultimo lancio la palla incomincia a ruzzolare verso uno strano
luogo, una profonda gradinata che simile ad un vortice scompare nel buio
verso il basso. La bambina è sorpresa mentre guarda la sua pallina cadere
dal primo al secondo gradino poi al terzo, e così via. Senza esitare si
getta all’inseguimento del suo gioco ma essendo piccola e fragile inciampa
e cade. Il suo corpicino comincia a rotolare e sbattere verso il buio
profondo mentre un urlo di ghiaccio si leva nell’aria. I due servitori
di fede della bimba Ruggero e Domenico sono nell’ambulacro superiore,
sentono l’urlo tremendo e subito accorrono in quella direzione. Il primo
a raggiungere la parte finale del “nevaio” (zona di conservazione del
cibo) è Domenico che disperato guarda nella più totale penombra la porta
chiusa a catena in fondo alla gradinata. Mentre il grido ancora riecheggia
nelle sue orecchie non vede più ne la palla né la bimba là dove avrebbe
dovuto trovarsi.E’ per tutti la disperazione totale. Fuori dalle spesse
mure della Rocca è scoppiato un forte temporale ed iniziano concitate
e con il fiato corto le ricerche dei soldati. Durano una settimana nel
borgo e nel territorio del feudo, ma la palla di straccio e la bimba non
verranno mai più ritrovate.
Da quel momento in poi, ad ogni solstizio d’estate di ogni anno “lustro”,
un lamento appena percettibile si ode provenire dai meandri del nevaio e
Deline, ovvero Guendalina, ovvero Azzurrina, ritorna secolo dopo secolo. |