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Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna

A cura del Centro Villa Ghigi
Regione Emilia Romagna
Regione Toscana

II Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, del Monte Falterona e di Campigna si estende sul crinale appenninico tosco-romagnolo e comprende boschi tra i più estesi e meglio conservati d'Italia, custodi di un elevato patrimonio floristico e di una fauna di grande interesse che annovera il lupo e varie specie di ungulati. Ombrosi sentieri costeggiano i numerosi rii che tra belle cascate e forre profonde vanno a formare gli impetuosi torrenti che scavano le valli romagnole, mentre dalle pendici del Monte Falterona scaturiscono le acque che alimentano l'Arno. Folte selve con abeti bianchi e faggi secolari fanno da cornice ai segni della millenaria presenza dell'uomo: borghi e castelli medievali, nuclei di case isolate, eremi suggestivi come Camandoli e la Verna.

Molte sono le strade di avvicinamento al parco: la Statale 67, che da Forlì risale la valle del Montone conducendo a Firenze per il Passo del Muraglione; la Statale 9ter che, sempre da Forlì, risale la valle del Rabbi raggiungendo Premilcuore e congiungendosi alla Statale 67 appena dopo il valico dei Tre Faggi; la Statale 310 del Bidente, che per il Passo della Calla mette in comunicazione la valle del Bidente di Corniolo con il Casentine; la Statale 71 del Passo dei Mandrioli, che collega Cesena ad Arezzo toccando Bagno di Romagna e Badia Prataglia e, sul versante romagnolo, è in parte sostituita dalla superstrada E 45. Dalla stessa E 45, nella località toscana di Pieve S. Stefano, si distacca la Provinciale per Chiusi La Verna e il Monastero. Il Casentino si raggiunge anche da Firenze e Pontassieve percorrendo la Statale 70 per il Passo di Consuma.

 

 

Uno dei numerosi corsi d'acqua che attraversano il Parco.
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II Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, del Monte Falterona e di Campigna si estende su un vasto territorio a cavallo tra Romagna e Toscana. Ne fanno parte le valli romagnole del Montone, del Rabbi e del Bidente, suddiviso nei tre rami di Corniolo, Ridracoli e Pietrapaz-za che si congiungono poco a monte di Santa Sofia; i torrenti discendono veloci dalla ripida dorsale appenninica lungo vallate strette e incassate, con versanti a tratti rocciosi e brulli. Il settore toscano comprende, oltre a una piccola porzione del Mugello, il Casentino, cioè il territorio che abbraccia l'alta valle dell'Arno, le cui sorgenti sono situate sulle pendici meridionali del Monte Falterona (1664 m); questo rilievo, insieme al vicino Monte Falco (1658 m), costituisce il punto più elevato del tratto di crinale incluso nel parco. Il versante toscano, meno aspro, è solcato dalle valli dei torrenti Staggia, Fiumi-cello e Archiano, affluenti di sinistra dell\'Arno che, nella parte iniziale, scorre quasi parallelo al crinale principale.

casentino2Verso est l'area protetta si prolunga fino al suggestivo rilievo calcareo di Monte Penna, con il celebre santuario francescano della Verna. Il cuore del parco è rivestito dal verde mantello delle Foreste Demaniali Casentinesi, un complesso forestale antico, la cui oculata gestione, protrattasi nel corso dei secoli, ha consentito la conservazione di alcuni nuclei di notevole interesse naturalistico per l'elevata integrità e la straordinaria ricchezza di flora e fauna; vanno ricordate, in particolare, le riserve naturali integrali di Sasso Fratino e della Pietra e le varie riserve naturali biogenetiche, il cui valore è riconosciuto a livello europeo. Freschi ruscelli e suggestive cascate attraversano queste estese foreste dove si elevano imponenti e solenni abeti e faggi colonnari. Sono terre che hanno da sempre regalato intense emozioni ai visitatori: eremiti in cerca di luoghi di preghiera, a cominciare da S. Romualdo e S. Francesco, letterati come Dante e Ariosto, che cantarono questi paesaggi con versi pieni di forza, e, nel nostro secolo, appassionati naturalisti come il forlivese Pietro Zangheri, ai quali va il merito di aver operato per la loro salvaguardia.

Geologia

Nelle aree di crinale del parco e in quelle sottostanti, dove pochi spettacolari affioramenti si alternano a versanti rivestiti da una folta vegetazione, un ampio settore è caratterizzato da potenti successioni arenacee, che in molti punti traspaiono tra i boschi. La sedimentazione di questi materiali avvenne nel corso del Miocene, negli ambienti marini abissali che bordavano l'embrionale corrugamento appenninico; questi bacini, di forma allungata, detti avanfosse per la loro posizione davanti alla catena in formazione, vennero progressivamente sollevati ed incorporati nell'edificio montuoso che stava sorgendo. L'apporto di sedimenti su questi profondi fondali avveniva periodicamente, in modo improvviso e con effetti catastrofici ad opera delle cosiddette correnti di torbida originatesi in seguito a forti piene fluviali, frane sottomarine o scosse sismiche, e si muovevano lungo i pendii sottomarini sino ai fondali abissali, dove rallentavano e depositavano progressivamente il loro carico.

Lo strato che si origina dalla sedimentazione di una corrente di torbida, detto torbidite, è caraneristicamente composto da una porzione inferiore arenacea e da una superiore marnosa (composta da argille e calcare); quando la corrente diminuisce di velocità i primi materiali a depositarsi sono infatti quelli più pesanti come le sabbie, mentre solo successivamente, con il calare dell'energia, ha luogo la decantazione dei materiali più fini come le argille. Le torbiditi che colmarono le avanfosse appenniniche provenivano soprattutto dalle fasce costiere che, durante il Miocene, bordavano i primi rilievi alpini, allora già parzialmente emersi. Le più antiche torbiditi che affiorano nel parco sono note come Arenarie del Monte Falterona, e si depositarono nel Miocene inferiore (24-20 milioni di anni fa circa). Queste arenarie affiorano soprattutto nelle porzioni più elevate che affiancano il crinale.

Lungo i versanti romagnoli, invece, affiora in modo esteso e spettacolare una succesione tor-biditica nota come Formazione Marnoso - Arenacea, il cui spessore totale è stato stimato intorno ad alcune miglìaia di metri, che si depositò nel Miocene medio - superiore (17-10 milioni di anni fa circa). L'estremità orientale del parco, tra Badia Frataglia e la Verna, abbraccia parte della testata del Marnoso arenacea torrente Corsalone e, dal punto di vista geologico, si distingue dal resto del territorio per l'affioramento di rocce argillose, marnose e calcaree. Un esempio è la singolare e isolata mole tabulare del Monte Penna, sulle cui pendici meridionali si trova il monastero della Verna. Questo rilievo, dal grande risalto morfologico, anche per la presenza di profondi crepacci e numerose grotte, è costituito da calcari organogeni e calcareniti. Interessanti appaiono infine gli sporadici affioramenti calanchi-vi, formati da complessi argillosi caotici, rintracciabili nei dintorni dello stesso monte.