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Appartamento Gatteo Mare

Affittasi grazioso appartamento sul lungomare di Gatteo a Mare, in posizione strategica, lo stabile si affaccia...

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Montebello

La storia

montebelloE' un castello di origini feudali, la cui fortezza fu edificata sui ruderi di un antico "castrum" romano nel secolo XI. Arroccato sulla cima di una aspra rupe in posizione strategica domina la "Valle della Marecchia"Una costruzione di sassi così compatta e arcigna che ancor oggi a chi la guarda ergersi alta nel cielo, appare vigile sentinella sui confini "Tre regioni e Due stati" Appartenne ai Malatesta sempre in lotta con i Montefeltro troppo spesso prorompenti dalla riva opposta del fiume. Nel 1464 dopo la sconfitta subita da Sigismondo Pandolfo Malatesta ribelle all'autorità pontificia, Il castello fu infeudato da Papa Pio II ai Conti GUIDI DI BAGNO, tuttora proprietari.

Tra il XV ed il XVI secolo, i nuovi Signori aggiunsero alla struttura difensiva originaria una ala residenziale senza nulla togliere alla compattezza dell'insieme. Da allora il Castello vive una nuova opera scandita dagli eventi della Storia sino all'arrivo di Napoleone Buonaparte. Poi sulla Rocca amputata dal Borgo, cade il silenzio col cessare della sua funzione. Un silenzio rotto in tempi recenti dal fragore della II Guerra Mondiale quando venne fortemente strumentalizzata nella ben nota battaglia di Rimini (Settembre 1944).

 

Montebello

Quando l’alba dell’anno Mille illuminava la Valmarecchia, le torri della fortezza di Montebello (Mons Belli) sono già là, poderose, a sfidare nei secoli i nemici dellaRomagna. Arcigna come il sasso su cui sorge e di cui è fatta, la Rocca dei Guidi è ancora integra e narra le cento storie di assalti, di tradimenti, di tragedie, di glorie e di morte, scritte sulle sue mura millenarie. Il pallore dolce della luna fa da cornice alla corte quando si popola dei mille personaggi che l’hanno abitata. I fantasmi truci dei suoi soldati e dei suoi briganti fanno ala ai fantasmi gentili di Orabile Beatrice e di Azzurrina. I balestrieri dei Malatesta e dei Montefeltro si mescolano agli indiani “Ghurka” della 8° Armata Inglese, tutti morti, sugli spalti, nell’inutile assalto alla fortezza mai conquistata.

Gli arredi

montebello2L’ala rinascimentale costruita dai Guidi a cavallo del 1400 è la cornice maestosa a decine di pezzi d’arredo, autentici gioielli dell’arte e dell’artigianato italiano, tra il 1400 e il 1700. Passeggiando poi ancor più indietro nel tempo, dalla “Corte” purissima a “pianta quadrata” si aprono stanze ornate di singolari reperti archeologici provenienti da “Roma Imperiale” e dalle lontane “Terre di Antiochia”. La millenaria Fortezza racchiude nei suoi ambulacri e nei suoi cunicoli spicchi di autentica vita medievale.

La “Stanza dei Guidi di Bagno”, ad esempio, documenta in bella mostra il suo “Albero Genealogico” , dove descrive la vita e le memorie di una delle più antiche e potenti famiglie dell’aristocrazia italiana, oppure il “Dorsale Islamico” detto “il cosmogramma” dipinto nel XII secolo, ricco di simbologie e vibrante per misteriosi significati rituali. “Cofani Dotali”, “Panegirici”, “Rappresentazioni Pittoriche”, “Scranni Curili” e “Antichi Manoscritti” rappresentano solo una parte delle innumerevoli “Collezioni d’Arte” che il Castello possiede. Ancor oggi molte unità di pezzi di arredo, dopo essere stati inventariati aspettano di essere studiati e catalogati. L’unicità di tali collezioni è costantemente monitorata dalle “Belle Arti” e dagli organi preposti alla conservazione museale del nostro territorio.

La leggenda

Dieci anni or sono, un gruppo di studiosi si imbatteva in strani fenomeni nella Rocca dell’Antico Borgo di Montebello. Inizialmente il loro pensiero, conversando con i cordiali abitanti del posto, i quali utilizzavano l’espressione “ si sente “ ogni qual volta il loro discorso cadeva su di una particolare ubicazione del Castello, attribuiva al mito folklorico tale suggestiva costruzione rituale di una “arcana presenza” nei paraggi. E se non fosse stata per l’agghiacciante esperienza vissuta dalla Prof.ssa in lettere Antiche W.V. componente il gruppo, la cosa sarebbe finita lì.Una notte, la coraggiosa signora, durante la campagna di studi a “recupero storico”, organizzata per l’occasione nella Rocca, si addormentò come suo solito in quello che era diventato ormai il “campo base” della ricerca: una stanza rinascimentale del fortilizio adibita a provvisoria stanza da letto.

E’ difficile dire perché proprio quella notte fu pervasa da una così grande inquietudine, dato che le suggestioni dell’ambiente popolavano ormai da mesi con le loro ombre quelle vetuste sale senzamontebello4 avere mai coinvolto la donna; sta di fatto che ella si svegliò diverse volte e non riuscendo più ad addormentarsi accese la lampada, mise gli occhiali e preso un libro dal comodino cercò di leggere. Dopo pochi istanti ecco per la prima volta una “risatina infantile” forse di bimba. La signora si drizzò sul letto con un balzo ed il tempo si fermò. Passarono secondi o forse minuti, poi ancora quella risatina. Scese dal letto, prese la torcia elettrica e si incamminò verso l’antro buio del grande salone superiore. Silenzio. La risatina improvvisa venne dal basso in fondo alle scale, o forse era un lamento. La donna iniziò a scendere i gradini uno ad uno con il fascio di luce che illuminava solo il mobilio del grande “ballatoio”, antico salone delle feste. Giunta a pian terreno, sfiorando gli oggetti con le mani, voltò lo sguardo verso la grande arcata a volta che la separava con un vetro dalla corte esterna a pianta quadrata. La luce diafana della luna illuminava il basamento in pietra dell’antichissimo fico posto posto in un lato della corte stessa. Uscì all’esterno. Il fico era lì, a pochi passi, sembrava osservarla. Lei gli si avvicinò e fu allora “che la sentì per l’ultima volta”.

Poi qualche cosa la sfiorò in modo tenero come per salutarla, come per dirle che se ne stava andando. Rimase ferma qualche minuto al centro della corte senza muoversi, e dopo un un profondo sospiro tornò a letto. La signora sostiene di non aver mai avuto, nemmeno per un attimo, paura. Orbene, dopo questo strano fatto, recuperando una strana sequenza di antichi manoscritti dall’Archivio Gentilizio Privato dei Marchesi Guidi di Bagno di Romagna, si giunse ad una ulteriore scoperta. Vi erano sorprendenti correlazioni tra quello che era avveduto alla studiosa sopraccitata e la strana scomparsa di una bimba dentro la Rocca nella seconda metà del 1300. E giorno dopo giorno venne ricostruita quella inquietante e leggendaria vicenda coinvolse in un remotissimo passato quella bimba: “Siamo nel tardo pomeriggio del 21 giugno dell’ Anno Domini 1375. in un ambulacro della Rocca una bimba, tra il sesto e nono anno di vita, gioca con una palla di straccio. Il suo nome è “Deline”. Lancia felice per aria la palla più volte e a terra la lascia cadere. All’improvviso dopo l’ultimo lancio la palla incomincia a ruzzolare verso uno strano luogo, una profonda gradinata che simile ad un vortice scompare nel buio verso il basso. La bambina è sorpresa mentre guarda la sua pallina cadere dal primo al secondo gradino poi al terzo, e così via. Senza esitare si getta all’inseguimento del suo gioco ma essendo piccola e fragile inciampa e cade. Il suo corpicino comincia a rotolare e sbattere verso il buio profondo mentre un urlo di ghiaccio si leva nell’aria. I due servitori di fede della bimba Ruggero e Domenico sono nell’ambulacro superiore, sentono l’urlo tremendo e subito accorrono in quella direzione.

montebello45Il primo a raggiungere la parte finale del “nevaio” (zona di conservazione del cibo) è Domenico che disperato guarda nella più totale penombra la porta chiusa a catena in fondo alla gradinata. Mentre il grido ancora riecheggia nelle sue orecchie non vede più ne la palla né la bimba là dove avrebbe dovuto trovarsi.E’ per tutti la disperazione totale. Fuori dalle spesse mure della Rocca è scoppiato un forte temporale ed iniziano concitate e con il fiato corto le ricerche dei soldati. Durano una settimana nel borgo e nel territorio del feudo, ma la palla di straccio e la bimba non verranno mai più ritrovate. Da quel momento in poi, ad ogni solstizio d’estate di ogni anno “lustro”, un lamento appena percettibile si ode provenire dai meandri del nevaio e Deline, ovvero Guendalina, ovvero Azzurrina, ritorna secolo dopo secolo.

Come arrivare

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